Gian Vincenzo Gravina



Scopriamo insieme chi era Gian Vincenzo Gravina che ha dato il nome al nostro Istituto
      

       Personalità vigorosa, fu giurista, storico del diritto critico e autore di tragedie.
Nato a Roggiano presso Cosenza nel 1664, fu insieme a Crescimbeni  uno dei fondatori dell’Arcadia (accademia sorta a Roma nel 1690 con il fine di combattere l’artificiosità del Barocco).
      Allievo di Gregorio Caloprese, filosofo cartesiano, studiò diritto a Napoli e presto divenne giurista di grande fama. Trasferitosi a Roma nel 1686 cominciò a frequentare il salotto di Cristina di Svezia, alla morte di quest’ultima fondò l’accademia dell’Arcadia, dove assunse lo pseudonimo di Opico Erimanteo.
Contro la casistica e il probabilismo della dottrina e della morale gesuitica, imperanti a Roma, compose, con lo pseudonimo di Prisco Censorino il dialogo: “Hydra mistica sive de corrupta morali doctrina”.
      Nel 1692 scrisse  il “Discorso sull’Endimione”, opera del Guidi, in cui espose le sue idee sulla poesia, concepita come una sintesi di fantasia e ragione.
Di grande valore pedagogico sono le: “Nove orazioni”, tenute all’Ateneo romano, in cui Gravina esprime le sue idee sulle riforme in campo pedagogico.
      Nel 1699 ottenne la cattedra di diritto civile e dal 1703 quella di diritto canonico.
Nel 1711, inseguito a dei contrasti, si staccò dall’Arcadia e fondò l’accademia dei Quiriti.
Gli ultimi anni della sua vita li trascorse a Roma dedicandosi all’attività letteraria.
      Morì a Roma nel 1718, lasciando erede dei suoi beni Pietro Metastasio, da lui adottato nel 1710.